Il nostro progetto

La principale problematica ambientale che al giorno d’oggi la popolazione mondiale deve affrontare non è il “cambiamento climatico”.

Dagli Stati Uniti all’Africa, il principale problema è la disponibilità di acqua dolce potabile. La mancanza di acqua dolce e di condizioni igieniche adeguate è la causa principale di molte malattie che potrebbero essere prevenute ed insidia la salute e le vite di bambini e di adulti. Malattie come il colera e la malaria sono flagelli che hanno accompagnato l’umanità fin dai tempi più antichi e che ancora causano innumerevoli tragedie nel mondo moderno.

Gli antichi Romani rifornivano Roma ed altre città con un’enorme portata di acqua dolce che veniva utilizzata per bere, per i bagni pubblici, per l’igiene e per azionare mulini. Questo ha consentito la rapida crescita di una popolazione sana e, con la sua conseguente espansione, la fondazione di un enorme Impero divenuto poi il fondamento dell’attuale civiltà occidentale.

Noi, i Predatori dell'Acquedotto Perduto svolgiamo ricerche sia nelle biblioteche e negli archivi, sia sul campo, sopra -e sotto- terra, con l’obbiettivo di individuare quanto non è ancora stato scoperto in relazione agli antichi acquedotti romani.

Esaminiamo i percorsi degli acquedotti – in particolare quelli di “perduti” o in parte sconosciuti, dalle loro sorgenti più remote, nei dintorni di Roma, fino al centro della città. In particolare, stiamo analizzando l’ingegnerizzazione di questi acquedotti e le tecniche che i Romani hanno utilizzato per costruirli.

"Frughiamo" in polverosi archivi tra vecchi documenti e analizziamo la geologia e la conformazione del terreno, per individuare come l’acqua piovana, accumulata tra gli strati di roccia, fosse convogliata pulita e fresca a Roma, consentendo lo sviluppo in piena salute di un’antica popolazione.

Il 2009 è stato coronato da un successo: abbiamo identificato la monumentale sorgente primaria dell’Acquedotto Traiano, nascosta sulle sponde del Lago di Bracciano sotto un’enigmatica ed antica cappella in rovina. Speriamo di concludere il nostro studio preliminare sull’acquedotto e di produrre entro il 2012 un primo documento filmato sul nostro lavoro, per celebrare il 400º anniversario della sua ricostruzione effettuata sotto gli auspici di Papa Paolo V Borghese.

Nel corso degli anni compresi tra il Rinascimento e la caduta del governo papale, avvenuto nel 1870, molti degli antichi acquedotti romani sono stati ricostruiti. La rigenerata disponibilità di acqua pulita permise a Roma di svilupparsi ancora una volta in una grande città. Gli antichi acquedotti hanno acquisito nuove denominazioni: uno degli ultimi ad essere costruito dai romani, l’antica Aqua Alexandrina, fu uno dei primi a essere ricostruito da Papa Sesto V Felice Peretti. Le fu dato il suo nome: Acqua* Felice.

L’antica Aqua Virgo costruita da Agrippa, genero di Augusto, è stata restaurata da un’intera serie di Imperatori e di Papi ed è ora conosciuta come Acqua Vergine o Acqua di Trevi e ancora oggi alimenta la Fontana di Trevi. L’Aqua Traiana divenne Acqua Paola o Acquedotto Paolino – denominato in tal modo dopo che Papa Paolo V ne pagò la ricostruzione nel corso dei primi anni del 1600.

Inoltre, la straordinariamente fresca Aqua Marcia è stata restaurata nel diciannovesimo secolo da Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, che fece riattivare la fontana solo pochi giorni prima che il controllo di Roma gli venisse sottratto da re Vittorio Emanuele II nel 1870. Pio IX ribattezzò la sorgente di acqua romana "Acqua Pia", prendendo il nome dal suo proprio nome pontificale, ma, con una mossa astuta, ha concesso l’amministrazione dell’acquedotto a una compagnia britannica privata. La compagnia si chiamava "Acqua Pia Antica Marcia" di cui il Papa era il maggiore azionista. In questo modo il Vaticano decenni dopo che l’Italia fu unificata, divenendo prima regno e poi democrazia, mantenne il controllo monopolistico su ogni goccia dell’acqua che i romani hanno bevuto.

Di conseguenza i nostri studi sugli acquedotti romani tutt’ora attivi devono necessariamente includere i restauri a opera del papato e devono confrontare le tecniche di costruzione papale con quelle degli antichi Romani con l’obiettivo di valutare cosa è originale e cosa è un’aggiunta rinascimentale.

I documenti iconografici, raccolti dai tempi delle prime fotografie in bianco e nero ad oggi, evidenziano che ciò che ancora rimaneva 150, 100 o 50 anni fa sta tristemente andando perso o viene distrutto. Il nostro obiettivo è documentare e registrare in alta definizione a colori la realtà di ciò che ancora sopravvive oggi, ma che rischia di scomparire nel prossimo futuro.

Molti altri componenti degli antichi acquedotti romani sono tutt’ora ignorati e devono essere studiati e documentati, ma al momento non abbiamo ufficialmente all’attivo né collegamenti con università, né finanziamenti pubblici o privati. Quindi, se vuoi prender parte alle nostre attività di produzione del filmato -attualmente in corso- iscrivendoti, clicca qui. In cambio, provvederemo a fornirti notizie aggiornate e proiezioni in anteprima di video e immagini, oltre al riconoscimento di partecipazione al film, come credito nei titoli, al rilascio del documentario finale.

*N.B . Il latino AQUA, spesso inciso in iscrizioni lapidee in alternativa a AQVA, è sempre usato nella nominazione di un antico acquedotto, mentre ACQUA è sempre usato per gli acquedotti moderni o papali.

Tradotto da Susanna Pacchetti - Gruppo Archeologico Ambrosiano

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